martedì 2 dicembre 2014

Racconti d'amore: Quando un sogno e' vissuto fino alla fine.... Capitolo II

Cristina... l'ho conosciuta 3 anni fa, nel primo giorno di scuola nel nuovo liceo. Mio padre, uomo di affari, doveva cambiare spesso città per il lavoro, quindi era sempre la stessa storia per me e mia sorella Monica: nuova scuola, nuova casa, nuovi amici. In realtà non ho mai avuto amici per troppo tempo, appena li conoscevo meglio, dovevo andarmene e le relazioni si distruggevano. Non accadeva volontariamente, ma si cresceva in fretta, si perdevano i legami creati in passato perché cambiavano i modi di vedere il mondo, i modi di pensare, cambiavano le passioni, tutto ciò che una volta era in comune tra due persone. Ed era così anche per mia sorella, anche se aveva due anni in meno di me, anche per lei era uguale. Alla fine lei era la mia confidente e io il suo. Ho sempre dovuto lasciare tutto e iniziare da capo, cosi come ho fatto 3 anni fa.

Avevo 18 anni, compiuti da un paio di mesi, niente amici veri, single, perché non sono mai riuscito a trovare la ragazza giusta per me. Ed era difficile fare questo visto che stavo al massimo un anno in una città. Appena conoscevo una ragazza che poteva interessarmi, dovevo subito pensare ad altro, perché alla fine me ne sarei andato e le relazioni a distanza non funzionano quando sei troppo giovane e conosci da poco la persona. Ero come ogni adolescente a quella età, mi interessava la mia nuova macchina, farmi nuovi amici, il computer, le ragazze ovviamente, e anche la scuola, in minima parte forse. Volevo diventare un medico, anzi quello era il mio sogno da piccolo, solo che era rimasto nascosto in un cassetto, chissà dove, dimenticato. Quindi per tutti ero un bravo calciatore, e avrei seguito quella strada, anche se in realtà io lo facevo solo per divertirmi, non seriamente per costruire il mio futuro su quello.

Dopo l'ennesimo trasloco, ero arrivato nella nuova città dove conoscevo solo due persone, un ragazzo che era l'unico amico da quando ero piccolo, perché i nostri genitori erano anche loro vecchi amici e sua sorella. Questo ragazzo si chiama Marcus, ma tutti lo conoscono come Mit. Sinceramente non so perché gli hanno dato questo sopranome, ma lo conosco così da una vita. Non mi ricordo nemmeno quando ho iniziato a chiamarlo così anche io. In fondo non importa il nome delle persone, ma come ti senti quando sei con loro. E con lui ci si divertiva sempre.

Era un ragazzo alto, magro, forte, con i capelli castani e gli occhi marroni, un ragazzo che rideva sempre e faceva ridere gli altri. Lui sì che amava il calcio veramente! Aveva un grande talento direi, e sicuramente quello sarebbe stato il suo futuro. Sua sorella, Sabina, era più timida e riservata, ma era anche lei una ragazza simpatica.

Camminavo con lui verso il mio nuovo liceo, e parlavamo, visto che sarei stato in classe con lui. Mi raccontava dei prof, di come erano i ragazzi e le ragazze in quella classe, come erano le varie materie, come bisognava far le cose, un po' di tutto insomma. E ovviamente ci stavamo raccontando tutto quello che era successo negli ultimi mesi, i suoi successi con il calcio, e i miei fallimenti nella vecchia scuola. Non ero un ragazzo cattivo, studiavo anche, ma a volte se non avevo un motivo serio per fare le cose, non riuscivo, rinunciavo al primo ostacolo perché non avevo abbastanza volontà per andare fino in fondo. Così avevo rinunciato alla squadra di calcio, anche al concorso di scrittura dove una prof mi aveva iscritto perché secondo lei ero bravo a raccontare le cose. Erano forse i sogni di qualcuno, ma di certo non erano i miei, non mi ritrovavo in tutto quello se pensavo al futuro.

Stavamo parlando io e Mit, ridendo, facendo già i piani per il fine settimana, finché siamo arrivati davanti alla scuola e ho visto LEI. Mi sono fermato, con gli occhi spalancati, e la bocca quasi aperta. 

Nessun commento:

Posta un commento