Vegetariano, perché?Al di là di queste differenze, perché si diventa vegetariani? Le motivazioni possono essere diverse. La prima è di solito quella etica: la maggior parte di coloro che hanno rinunciato alla carne, infatti, afferma di aver fatto questa scelta perché ritiene ingiusto e immorale uccidere gli animali per cibarsene. C’è poi chi lo fa per ragioni ecologiche, chi per motivi economico-sociali e chi, semplicemente, per questioni di salute. Secondo Umberto Veronesi, per esempio, “il consumo di carne gioca un ruolo importante nell’assurda ingiustizia alimentare che fa sì che una parte del mondo muoia di fame mentre un’altra parte si ammala e muore per eccesso di cibo. I prodotti agricoli a livello mondiale sarebbero in realtà sufficienti a sfamare tutti se venissero equamente divisi, e soprattutto se non fossero utilizzati per alimentare gli animali da allevamento”. Secondo i dati FAO in effetti (dati FAO), il 50% dei cereali, il 95% del mais e il 90% della soia prodotti nel mondo sono usati come mangimi per animali Inoltre, spiega ancora Veronesi nel suo libro Verso la scelta vegetariana (ed. Giunti), chi è vegetariano, oltre a vivere più sano e più a lungo, pesa in media il 10% in meno, ha il colesterolo più basso, soffre meno di ipertensione, è meno soggetto a ischemie cardiache. In poche parole, sta meglio.
I proGli studi sono tanti e parlano chiaro. È noto da tempo, ormai, che vi è un forte nesso tra una dieta ricca di cibi animali e svariate malattie ‘del benessere’ come obesità , diabete e malattie cardiovascolari, ma anche alcuni tumori. Al contrario, nel suo ultimo rapporto, l’Academy of Nutrition and Dietetics (ex American Dietetic Association, ADA) afferma che “le diete vegetariane correttamente bilanciate, comprese quelle vegane, sono salutari, adeguate dal punto di vista nutrizionale e comportano benefici per la salute nella prevenzione e nel trattamento di alcune patologie”, mentre il World Cancer Research Fund (WCRF) raccomanda di limitare il più possibile carni, salumi e alcol e di basare invece la propria alimentazione su cereali, legumi, verdura e frutta. Nei vegetali, infatti, si trovano svariate sostanze che esercitano un effetto protettivo contro alcuni tipi di tumori e patologie cardiovascolari. Qualche esempio? Il licopene, contenuto nei pomodori, protegge dal cancro alla prostata, l’indolo-tre-carbinolo, abbondate nelle crucifere (cavoli, cavolfiori, broccoli ecc.) dal cancro al seno, la catechina, presente nelle foglie del tè, contribuisce a proteggere dai tumori cutanei, al colon, al polmone, al seno e alla prostata, mentre il resveratrolo, contenuto nella buccia dell’uva e nel vino (soprattutto il vino rosso) ha un effetto preventivo nei confronti delle malattie cardiovascolari. Inoltre, una dieta povera o priva di carne e cibi di derivazione animale aiuta ed evitare sovrappeso e obesità, che sono tra i principali fattori di rischio per le malattie cardiovascolari e il diabete. Tra le ultime evidenze scientifiche, i risultati del nuovo studio Epic-Oxford, pubblicato il mese scorso sull’American Journal of Clinical Nutrition, dal quale emerge chiaramente che i vegetariani hanno un minor rischio di ischemia coronarica (fatale e non) rispetto ai mangiatori di carne.
I controMa è indubbio, sostengono i detrattori della dieta vegetariana, che questo regime alimentare comporta anche alcuni rischi e svantaggi. Il più ovvio è quello di andare incontro a carenze di componenti importanti per l’organismo, come proteine, ferro (con conseguenti anemie) e, nel caso di una dieta vegana, anche calcio e alcune vitamine (D e B12, la cui mancanza può comportare anemia, vertigini, difficoltà di concentrazione, perdita della memoria, debolezza). Il rischio è concreto se la dieta non è bilanciata correttamente, ma può essere scongiurato con gli opportuni aggiustamenti. Per esempio, il calcio può essere introdotto oltre che con i latticini, con i prodotti derivati dalla soia (tofu, latte di soia ecc.) e con alcuni vegetali a foglia verde (cime di rapa, verze scure), mentre la mancanza di proteine animali può essere compensata con le proteine di origine vegetale, di cui sono ricchi soprattutto i legumi e i cereali, ma anche la frutta secca (noci, nocciole ecc.) e, soprattutto, la soia. Per quanto riguarda il ferro, invece, si consiglia di aumentare l’assunzione di legumi, broccoli, cavolo, verza, pane e altri farinacei integrali preferibilmente lievitati con lievito naturale e non chimico, favorirne l’assimilabilità consumando nello stesso pasto cibi ricchi in di vitamina C e altri acidi contenuti nella frutta (come l’acido citrico), ed evitare di assumere sostanze che, al contrario, ne riducano l’assorbimento, quali latticini, caffè, tè, cioccolato e vino. Ma un’altra critica mossa alla dieta vegetariana è che eliminare totalmente la carne e i prodotti di origine animale renderebbe meno facile il mantenimento di un corretto equilibrio insulinico, notoriamente importante quando si parla di diabete. A quanto pare, tuttavia, non la pensano così gli esperti della Asl Milano, che, sulla base degli ultimi studi in materia, in un loro documento recentissimo invitano i medici del capoluogo lombardo a prescrivere ai loro pazienti diabetici una dieta vegana, basata unicamente su cibi vegetali, o una dieta vegetariana a basso indice glicemico. Regimi alimentari di questi tipo, spiegano gli esperti, hanno dimostrato in molti casi di prevenire o migliorare il diabete e di essere quelli meglio accettati dai pazienti.
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